16) Hegel. La conciliazione filosofia-religione.

Hegel afferma che se la filosofia cerca la riconciliazione, anche
la religione vuole la stessa cosa. Eppure - egli osserva - fra
religione e filosofia sono nati fraintendimenti e sospetti che
hanno portato ad un reciproco rifiuto. Il compito della filosofia
della religione  dunque quello di portare chiarezza per superare
i fraintendimenti ed arrivare alla riconciliazione.
G. W. F. Hegel, Lezioni sulla filosofia della religione,
Introduzione (pagine 458-459).

Ora la filosofia della religione permette la conciliazione fra
questi due lati, permette di far vedere l'infinito nel finito, il
finito nell'infinito; la riconciliazione dell'animo con la
conoscenza, del sentimento religioso puro con l'intelligenza.
Questa  l'esigenza della filosofia della religione, come la
necessit della filosofia in genere [_].
Nella religione cristiana questa esigenza della conciliazione 
anche pi precisa che in qualsiasi altra religione; poich essa
comincia dalla stessa scissione assoluta e l'esigenza di
riconciliazione si origina solo quando la coscienza  scissa. La
religione pagana racchiude in s fin dall'origine la serena
riconciliazione. La religione cristiana non  altrettanto serena.
essa stessa risveglia il bisogno, comincia dal dolore e lo
ridesta, lacera la unit naturale dello spirito, l'unit dell'uomo
con la natura, distrugge la pace naturale. Vi si trova fin
dall'inizio il peccato originale: l'uomo  cattivo dall'origine;
dunque  nel suo intimo qualche cosa di negativo nei confronti di
s stesso. Che l'uomo sia buono per natura  dottrina dei tempi
moderni; dottrina che sopprime la religione cristiana, la
scissione del soggetto, posta nella religione cristiana. Che l'Io
sia spinto contro la sua essenza assoluta, infinita, proprio
questo riporta in s lo spirito e attua la riconciliazione [_].
Io sono altro, peccatore, allontanato, estraniato da Dio. La fede
cristiana comincia da questa rappresentazione: io non sono sereno
non ho rapporto con la serenit greca. E la fede cristiana mi trae
fuori dal dissidio solo attraverso la riconciliazione. Il soggetto
per vuole anche sapere se ci  reale, se  vero. Questa verit
della riconciliazione, il rappresentato,  ritenuto vero dapprima
sulla base dell'autorit. Io sono, come credente, trasportato in
un mondo intellettuale, ho ricevuto la conoscenza; questa  la
natura di Dio, queste le determinazioni, i modi dell'azione
divina. Che le cose stiano cos, ci si fonda sulla intuizione,
sulla conferma di un altro [_].
La religione cristiana non dice solamente che io debbo conoscere,
ma il conoscere  nella sua stessa natura. Essa perci 
essenzialmente insegnamento, dottrina, fornisce rappresentazioni e
pensieri e, se anche si tratta solo di rappresentazioni della
natura di Dio e della sua attivit, esse sono tuttavia
rappresentazioni del contenuto e dell'oggetto universale e per
questa ragione sono immediatamente pensieri [_].
La religione cristiana ha dunque essenzialmente in s la
conoscenza e l'ha spinta a svilupparsi in tutte le sue conseguenze
come forma, mondo della forma, e ad opporsi in pari tempo alla
forma nella quale quel contenuto  come verit data, ma solo per
la rappresentazione e per il sentimento. In questa forma sta una
contraddizione, perch il contenuto non  qui necessit interiore,
vale a dire conoscenza, e perci non  libero; e tuttavia  un
contenuto sviluppato in rappresentazioni diverse e coerenti,
dunque in pensieri necessari, non in rappresentazioni prive di
pensiero. Su questo si fonda il conflitto della nostra epoca. La
riflessione colta deve addentrarsi nella religione ed in pari
tempo non pu mantenersi in essa ed  impaziente nei suoi
confronti. E per contro la religione, il sentimento religioso, 
diffidente verso la riflessione, verso la ragione, come la si
chiama, verso la finitezza che  nella conoscenza, verso il
tenersi fermo del soggetto in s e nel suo essere per s, e
rimprovera perci alla scienza la sua vanit. La conoscenza, la
ragione  diffidente verso la totalit che  propria del
sentimento e che confonde nella sua unit ogni sviluppo o
estensione. Ma  mancanza di libert non opporsi a s stesso come
oggetto pensante ed  arbitrario stimare, ritenere vero e valido
ci che tuttavia resta indeterminato. Anche la riflessione lascia
la religione per suo conto e la mette da parte come qualche cosa
con la quale si vuole solo stare in pace oppure persiste
nell'inconseguenza di ammetterla in qualche modo, aggiungendo che
essa non si accorda con il resto della coscienza, con il modo,
l'esigenza del conoscere.
Una volta nato il dissidio tra l'intelligenza e la religione, esso
conduce, se non si risolve nella conoscenza, alla disperazione,
che prende il posto della riconciliazione. Questa disperazione 
una riconciliazione realizzata in modo unilaterale; si getta via
un lato, si tiene fermo solamente l'altro e non si guadagna la
vera pace. O lo spirito scisso in s stesso rigetta l'istanza
dell'intelligenza e vuole ritornare al sentimento religioso
ingenuo. Questo pu per avvenire solo se si fa violenza, perch
l'autonomia della coscienza reclama soddisfazione e non si lascia
respingere violentemente, n lo spirito sano pu rinunciare al
pensiero autonomo. Il sentimento religioso diventa nostalgia,
finzione, e conserva il momento della insoddisfazione. Oppure si
d l'altro tipo di unilateralit, l'indifferenza religiosa; si
lascia da parte la religione, la si abbandona a s stessa oppure
la si combatte. Questa  la consequenzialit logica di anime
superficiali [_].
Ci che ai tempi nostri sta contro la religione  la mancata
riconciliazione con lei della conoscenza. Tra religione e
conoscenza vi  ancora una parete divisoria. Il pensiero non vuole
arrischiarsi nella seria considerazione della religione e prendere
per essa un interesse fondamentale. La filosofia della religione
ha il compito di far scomparire questa lacerazione, questo
ostacolo; d'altra parte deve dare alla religione il coraggio della
conoscenza, il coraggio della verit e della libert.
G. W. F. Hegel, Lezioni sulla filosofia della religione, Laterza,
Bari, 1983, volume primo, pagine 22-27.
